«Le certezze che volevamo»
PIANO OPERATIVO Dopo l'approvazione dei documento in Consiglio comunale si aspettano le delibere del Comitato portuale.
«Le attività di riparazione navale e le necessarie strutture operative di servizio sono e restano per il nostro porto un valore aggiunto caratterizzato dal sistema dei bacini». Comincia così il documento di indirizzo sul poi votato venerdì dal consiglio comunale e che in settimana finirà sul tavolo del comitato portuale.
Nero su bianco, il Comune conferma l'importanza di questo settore per la città. Un settore che in previsione della sua ricollocazione (stabilita nella variante al piano strutturale dall'Autorità portuale in darsena 1) come ha poi illustrato il sindaco Alessandro Cosimi durante la discussione in aula, dovrà essere accompagnato da una transizione che consenta il mantenimento delle attività e l'utilizzo del bacino galleggiante.
Roberto Pardini, presidente del consorzio dei riparatori è visibilmente soddisfatto. Ha molto apprezzato questo nuovo corso che dopo annidi scelte poco azzeccate potrebbe rap
presentare un volano per rilanciare il mercato delle riparazioni, grazie anche agli investimenti stabiliti nel poi stesso (6 milioni di euro).
A pieno regime si parla di oltre un milione di ore di lavoro l'anno con 500 addetti, e visti i tempi che corrono non sarebbe male accelerare le procedure per intervenire sulle strutture. Anche perché, garantisce il presidente del consorzio, quello delle riparazioni è un mercato in netta ripresa che continuerà a crescere.
«Finalmente abbiamo le certezze necessarie per programmare il futuro e per andare a prendere le commesse necessarie al rilancio di un'attività che potrà portare grandi benefici economici alla città - dice Pardini - L'Autorità portuale mette a disposizione 6 milioni di euro per la messa in sicurezza il bacino in muratura e ristrutturare quello galleggiante».
Ora c'è il via libera anche del sindaco e del Consiglio comunale. «La bozza del pot noi l'avevamo già condivisa - spiega ancora il presidente l'atto di indirizzo del Comune ha avvalorato quelle che sono le scelte che si devono fare in questa fase: continuare a pensare a ciò che verrà, ritardando un sistema che esiste già e che può tornare a lavorare, era una scelta suicida. Il cantiere Benetti costruisce grandi navi. E il momento di finirla con la storiella dell'incompatibilità».
Per ora insomma, secondo Pardini, questa incompatibilità non c'è visto che Porta a Mare è un cantiere a cielo aperto. Quando questi problemi nasceranno concretamente si affronteranno di conseguenza. «C'è da essere soddisfatti perché il sindaco ha messo
la parola fine a quello che era diventato un balletto. Ora i riparatori sanno che c'è un' area a disposizione. Ora sappiamo di avere certezze e invece di lavorare mese per mese, possiamo fare una programmazione seria con gli armatori, e sono tanti, che hanno bisogno di manutenzione alle loro navi».
Un bacino in muratura come quello che abbiamo a Livorno è unico nell'intero Mediterraneo, ed è un peccato originale non utilizzarlo a dovere.
«Nonostante la crisi economica le attività nell'ultimo anno sono riprese - prosegue Pardini - e ci siamo resi conto che il solo bacino galleggiante non è più sufficiente. Inoltre molte navi sono rimaste ferme. Prima o poi dovranno ripartire, e dovranno passare necessariamente dai lavori di carenaggio. Per questo motivo dobbiamo ripristinare al più presto il bacino in muratura. Bisogna che il comitato portuale prenda visione dell' indirizzo del Consiglio comunale».
La vasca del bacino è integra, serve un intervento sulle banchine, sulle pompe e sulla tenuta della chiusa. «Ora riusciamo a servire 15 navi l'anno con un fatturato di 600mila
euro a nave. Ma il bacino galleggiante ha alcuni limiti strutturali: non possono entrare navi più lunghe di 180 metri e non entrano quelle a doppio scafo con pinne. Nel bacino in muratura invece si possono fare lavori su due navi allo stesso tempo o lavorare su una sola grande nave, ma con un fatturato non inferiore al milione di euro. Intorno alle riparazioni poi, si rimetterebbe in moto tutto l'indotto».
Su queste basi, la stabilità di un sistema così concepito permetterà di affrontare l'affamato mercato dell'armamento navale in modo opportuno. «Adesso ci possiamo permettere di fare mercato come si deve, anche perché le condizioni sono cambiate radicalmente: oggi riparare una nave in Croazia costa quasi quanto da noi, ma con uno standard di qualità inferiore».
Ultima questione da affrontare per Pardini è l'accordo con Benetti: «Serve una concertazione complessiva tra riparatori e Cantieri Benetti, con la condivisione sempre più accentuata, cioè, di spazi e manodopera».
(Fonte: "Corriere di Livorno")
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