PORTO L’ESCAVO DEL CANALE È FONDAMENTALE PER LE GRANDI PORTACONTENITORI
Al via i lavori in corrispondenza dei tubi d’attraversamento dell’Eni.
Il Ministero dell’Ambiente? Desaparecido, malgrado i solleciti. E così la Port Authority non può mantenere la promessa di allargare a breve la strettoia del canale del Marzocco, come da anni chiesto dalle primarie compagnie dei containers. In compenso sembra vada a soluzione l’altra «neverending story», quella dell’allargamento della stessa strettoia in corrispondenza dei tubi di attraversamento dell’Eni. L’Authority ha infatti firmato l’assegnazione dei lavori alla Sales, che ora aspetta solo le disposizioni della Capitaneria per poter cominciare. Non sarà facile né velocissimo, non tanto per la difficoltà tecnica (si tratta di «grattare» sul fondo senza toccare i tubi, allargando la parte stretta del canale sul fondale per portarla dagli attuali 40 metri a circa 70 metri, sufficienti per le più grandi unità di Yang Ming e di Cosco) quanto perché la draga della Sales, con una benna guidata da un sistema Gps, potrà lavorare solo poche ore al giorno. Il lavoro infatti interdice il trasito del canale a tutte le navi e la Capitaneria deve regolamentare, con apposita ordinanza, sia il transito che i tempi in cui la draga può operare. Più tempo viene concesso alla draga, più velocemente si svolge il lavoro. Ma più tempo lavora la draga, più stretta diventa la «finestra» entro la quale le navi possono accedere alla Darsena Toscana e al Canale Industriale, dove tra l’altro operano i traghetti ro/ro per la Darsena 1 e per la sponda est: in teoria decine di navi al giorno che devono passare attraverso l’«imbuto» sotto la torre del Marzocco.
Sia «grattata» sopra i tubi dell’Eni — che peraltro corrono a 14 metri di fondale quindi non impediscono di approfondirne il centro, bensì condizionano lati perché scendono obliquamente- sia l’allargamento del canale stesso fanno parte delle richieste da anni presentate dalle primarie compagnie dei containes. Diventate oggi urgentissime perché le prime navi «giganti» da oltre 6 mila teu sono costrette a scalare Livorno con meno di metà del carico utile.
La conferma si è avuta con l’ultima delle Yang Ming, ma gli stessi problemi sono stati segnalati da Cosco e da Zim.
In particolare le navi cinesi messe in linea su Livorno hanno una portata di 6.600 teu e una larghezza che sfiora i 40 metri, quindi sono costrette a mantenersi molto leggere perché altrimenti la carena rischierebbe di «toccare» sul fondo dove appunto il canale è oggi largo poco più di 40 metri. Per le Zim attuali, che sono più lunghe ma più strette delle Yang Ming, il problema si pone in prospettiva perché anche la compagnia israeliana sta per ricevere navi più larghe. Tutte le compagnie infine sollecitano anche il dragaggio della bocca sud dell’avamporto.
(Fonte: "La Nazione")
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