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Darsena Europa, adesso ci siamo è nel documento ufficiale di Stato

13/06/2018

 	N007150_corsini.jpg 	LIVORNO – È soddisfatto malgrado le cento “rogne” di questo periodo, Stefano Corsini. E ci dice perché in una chiacchierata estemporanea, ma significativa.

Presidente, perché si dichiara così soddisfatto?

Perché finalmente abbiamo portato a casa un risultato significativo: il progetto della Darsena Europa non è più soltanto un’aspirazione per il porto di Livorno, ma è nei programmi dello Stato, inserito nel Documento di programmazione 2018 per le infrastrutture portuali. Si può verificare anche su internet, ormai è ufficiale.

Non era anche prima d’oggi un progetto approvato e finanziato dalla Regione, sul quale si era parlato a lungo anche al ministero…

Si è parlato a lungo di tanti progetti, sia a livello regionale che nazionale. Come quello della famosa piattaforma offshore di Venezia, sul quale l’allora presidente dell’Authority aveva giurato di avere in tasca l’ok addirittura di Bruxelles. Essere tra i pochi progetti inseriti nel DEF 2018 è invece una ufficializzazione definitiva. Che ha ricadute di importanza immediata.

Per esempio?

Per esempio, l’attenzione del mondo degli investitori, banche d’affari comprese. Una cosa è finanziare un’operazione non inserita ufficialmente nei programmi dello Stato, altra è correre l’alea. Chi intende concorrere alla realizzazione e alla gestione della Darsena Europa troverà molto più facilmente le coperture finanziarie.

Si è detto molte volte che ci sono, lungo le coste italiane, troppi porti che propongono nuovi grandi terminal container, con un eccesso d’offerta virtuale che non fa bene alla programmazione.

E infatti il documento di programma 2018 ha fatto una bella cernita, cancellando molte proposte giudicate operativamente non accettabili.

Qual è allora l’elemento vincente per la Darsena Europa?

Ci abbiamo lavorato a lungo, sia a palazzo Rosciano che a Roma, per presentare un progetto che non serva solo a creare un nuovo terminal container, ma specialmente che consenta di liberare spazi e banchine – nella fattispecie la Darsena Toscana – per i traffici ro/ro e multipurpose, oggi eccessivamente sacrificati.

Presidente, dunque avete portato a casa un risultato storico e dobbiamo tutti esserne consapevoli. Ma ci sono ancora tante partite aperte da molto tempo…

Ne sono consapevole, ma chi ci accusa di prendercela comoda non si rende conto della complessità dei problemi. Prendiamo la vicenda bacini: sembra che ci siamo accontentati di seguire la schermaglia tra l’armatore e l’assicurazione del relitto che ha bloccato il “Mediterraneo” e c’è chi ci ha accusato di non aver forzato la mano attraverso il tribunale. Ebbene, adesso finalmente la faccenda è sbrogliata, abbiamo concordato con l’armatore la demolizione del relitto, la Benetti ha accettato di toglierlo dal bacino e procedere, la gara per entrambi i bacini è ripartita. Se avessimo chiamato in causa il tribunale, sarebbero occorsi almeno un altro paio d’anni..

In sospeso da troppo tempo ci sono anche la gara per la “Porto 2000”, assegnata un anno fa ma non consegnata; poi l’aumento di capitale per l’interporto; poi ancora i lavori del “marina” nel mediceo, con la riallocazione delle barche; poi ancora la nuova pianta organica del “sistema”, i piani della GE e dei “demolitori” a Piombino, lo spostamento dei famigerati tubi nell’ENI al Marzocco…

Potrei aggiungere anche molto altro, visto dalla mia scrivania. Quello che più mi amareggia, qui a Livorno, è che una parte del porto e una parte ancora maggiore della città non si rendono conto della complessità di alcuni dei problemi che ha citato; e che ci sono stati lasciati in eredità. Tutto questo con una riforma della riforma portuale ancora a metà strada, che certo non ci aiuta: e specialmente con un comitato di gestione del “sistema” che invece di aiutare complica ulteriormente il lavoro: su cinque membri manca da tempo il rappresentante della Regione e quello del Comune è praticamente un supplente che sposta in avanti i tempi di ogni decisione. Com’è successo con la pianta organica: abbiamo una assoluta necessità di potenziare alcuni settori, come quello tecnico di progettazione, e invece si blocca tutto perché aumenterebbero i costi dello Stato, quando il bilancio dell’AdSP è largamente in attivo…

Presidente, c’è molta amarezza in questa sua analisi…

Non nascondo che a volte, pur lavorando sodo come una buona parte dei miei collaboratori, mi senta incompreso, o addirittura sotto accusa. Questo è un porto che potrebbe e dovrebbe essere benedetto dalla sorte: è multifunzionale come pochi, il che significa che può contare su una gamma ideale di tipologie di traffico; ha una posizione geografica strategica, un interporto/retroporto e un aeroporto a pochi minuti, così come la rete autostradale e a breve quella ferroviaria. Quello che manca, a mio parere, è una vera cultura portuale consolidata e generale, che aiuti il cluster a lavorare tutti insieme invece di dividersi e dividere le proprie energie, qualche volta in guerricciole di bottega. I veri imprenditori portuali ci sono e sono d’eccellenza: ma rappresentano una minoranza.

Lei mi ha anche detto di aver ereditato molti problemi…

È un dato di fatto, non certo un’accusa a chi mi ha preceduto. Non dimentichiamo che il porto è stato a lungo commissariato e che lo stesso Gallanti ha dovuto gestirsi come commissario proprio nei complicati momenti di passaggio della riforma. Al mio predecessore riconosco specialmente tre importanti meriti: l’impegno nell’internazionalizzazione, gli assetti dei portuali secondo le nuove norme, la visione di un sistema nazionale calibrato su un paese finalmente consapevole dell’importanza della logistica.

Presidente, diciamoci la verità: pensava che il suo compito fosse più facile?

Sapevo dall’inizio che in questo campo non c’è niente di facile. Ma speravo di trovare un porto più unito e più consapevole delle sue enormi potenzialità. E comunque lavoro anche per questo obiettivo, sperando che lo stesso territorio si renda conto di avere un potenziale tesoro da mettere a frutto insieme a noi.

Antonio Fulvi

La Gazzetta Marittima

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