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Fedespedi sulle “Alleanze”: L’UE garantisca la concorrenza

29/12/2018

 	N007323_marcucci.jpg 	ROMA – La concentrazione del mercato nelle mani di grandi gruppi armatoriali che fanno “cartello” sta preoccupando sempre più gli operatori italiani.

E Fedespedi – come anche sostenuto da Confetra a livello nazionale e dal CLECAT a livello europeo – in linea di principio si è dichiarata non favorevole alla conferma “tout court” (oltre il termine ad oggi previsto, del 25 aprile 2020) delle attuali deroghe alla normativa antitrust per i Consorzi tra le compagnie di navigazione. Ritiene, piuttosto, che la Commissione europea debba definire al più presto linee guida chiare e trasparenti e sistemi di monitoraggio e controllo effettivo per il settore, perché si evitino e si scoraggino comportamenti potenzialmente collusivi e oligopolistici, a discapito dell’efficienza delle supply chain. D’altra parte – sottolinea ancora la federazione degli spedizionieri – le norme europee (art. 81 par.3 del Trattato costitutivo della Comunità Europea e successivo art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) già ammettono la possibilità di dare vita ad accordi o pratiche coordinate, a condizione che contribuiscano “a migliorare la produzione o la distribuzione dei prodotti o a promuovere il progresso tecnico o economico”.

Negli ultimi dieci anni – sottolinea il documento di Fedespedi – il mercato del trasporto marittimo è profondamente cambiato: l’abolizione delle Conference, il fallimento di grandi compagnie marittime, la corsa al gigantismo navale e la formazione di tre grandi Alleanze armatoriali hanno, di fatto, reso obsoleto l’attuale regolamento di esenzione per i Consorzi ((CE) n. 906/2009, noto come “Consortia Block Exemption Regulation”) e creato un forte sbilanciamento contrattuale a favore delle compagnie di navigazione, a scapito di porti, terminalisti e logistica in generale.

Il presidente Roberto Alberti ha così dato voce alla denuncia della Sezione Marittima di Fedespedi: “Un mercato ristretto a pochi grandi player non può essere sinonimo né di concorrenza, né di libertà contrattuale. L’ultima evoluzione del mercato dello shipping, con la creazione di tre Alleanze che agiscono, nella sostanza, come oligopoli, ha creato una situazione insostenibile; a pagarne il prezzo più alto è la merce, con una sempre minore possibilità di scelta e un servizio spesso di bassa qualità in termini di tempistiche, flessibilità ed efficienza. L’UE deve vigilare e garantire una reale concorrenza nel settore dello shipping”.

Da parte sua il presidente di Confetra, Nereo Marcucci aveva già sottolineato: “La Commissione europea non può sottrarsi al suo compito di arbitro del mercato: deve garantirne il pluralismo e deve eliminare ogni disuguaglianza di applicazione delle normative antitrust nel settore logistico. Non siamo pregiudizialmente contro la proroga, sempre che ovviamente i benefici per il mercato che da essa sarebbero scaturiti siano dimostrati e misurati. Siamo, invece, contro una proroga ‘senza condizioni’, che quindi non si ponga il problema di evitare che le grandi Alleanze tra Shipping Line possano utilizzare tale deroga alla normativa comunitaria Antitrust per riprodurre lato terra le stesse condizioni oligopolistiche che oggi si registrano lato mare. Condividiamo quindi integralmente le conclusioni e le raccomandazioni del Rapporto ITF Ocse”.

Proprio l’International Transport Forum dell’OCSE, nel suo ultimo rapporto sull’impatto delle Alleanze sul trasporto container, infatti, ha denunciato un processo di verticalizzazione dei grandi armatori, i quali tendono a sfruttare la propria posizione dominante e meno vincolata per controllare ogni anello della catena logistica, in mare e a terra. Basti pensare, ad esempio, a come la ricerca di economie di scala nel trasporto marittimo (con l’utilizzo delle mega-navi) abbia creato diseconomie nelle infrastrutture a terra (sovraccarico dei grandi porti, intasati dai container, e abbandono dei porti – la maggioranza – non idonei, per dimensioni, a questo nuovo tipo di navi) o alla tendenza delle grandi compagnie ad offrire e gestire servizi e infrastrutture strategiche a terra.

Fedespedi, CLECAT e Confetra hanno partecipato alla consultazione promossa lo scorso 27 settembre dalla Commissione europea e che si è chiusa il 20 dicembre – dando parere negativo all’ipotesi di una proroga “incondizionata” del Regolamento di Esenzione per categoria sugli accordi commerciali tra le compagnie di navigazione.

Inoltre, la Federazione, in questi mesi, ha contribuito a definire in sede europea – lavorando insieme al CLECAT (che presto pubblicherà un position paper su questo argomento) – la posizione della categoria dei freight forwarders.

Si ricorda che gli spedizionieri internazionali rappresentano, a livello europeo, una quota più che significativa degli utenti dei servizi delle compagnie marittime, gestendo oltre il 60% di tutta la merce trasportata via mare.
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TDT scialuppa nave Lorenzini Terminal
Avvisatore Marittimo Pontone Lorenzini Terminal TDT