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Rivoluzione Anversa: si digitalizza il rilascio dei container

26/09/2020

Dall'anno prossimo armatori, terminalisti, autotrasportatori, spedizionieri accederanno a una piattaforma centralizzata, potenziando il lavoro di dogane, polizia e finanza. È il primo porto in Europa a farlo.


Dal prossimo anno si digitalizza completamente il rilascio dei container ad Anversa, il primo porto in Europa ad avviare una trasformazione di questo tipo. Lo annuncia l'autorità portuale belga.

Lo strumento che lo renderà possibile è il Certified Pich up (CPu) che sostituirà, a partire dal primo gennaio 2021, il tradizionale codice PIN garantendo, si legge in una nota dell'authority, «un processo di rilascio più sicuro, trasparente e ottimizzato per i container in arrivo, che poi lasceranno il porto su rotaia, chiatta o camion».

Ad oggi il PIN è il sistema più utilizzato per ritirare un contenitore nei porti commerciali. È un codice univoco e richiede un po' di tempo per essere processato, dovendo essere fornito all'armatore, immesso dall'autista, rilasciato dal terminal e ottenuto dallo spedizioniere. Sono tutti tempi di attesa che contribuiscono ad aumentare la congestione in ingresso o in uscita dai gate. Per di più, è un codice che circola attraverso vari soggetti, col rischio di essere contraffatto, di corrompersi (nel senso che i dati non sono più leggibili).

La CPu, invece, è una piattaforma dati centralizzata a cui tutti questi soggetti si collegano all'istante. Elabora le informazioni del contenitore e rilascia una chiave crittografata con cui il trasportatore ritira il contenitore. La particolarità è che la chiave digitale viene rilasciata solo al riconoscimento del vettore finale, abbattendo così i tempi di creazione e rilascio del codice. Inoltre, è tutto tracciato. È possibile risalire a tutti i soggetti che hanno ottenuto la chiave di rilascio, rendendo il lavoro di dogane, polizie, in generale di tutte le autorità di controllo, molto più veloce, e complicando quello dei trafficanti.

Il principio di funzionamento non è molto diverso dalla blockchain, solo che in questo caso non si tratta di moneta virtuale o di rilascio di certificati, per cui non è necessario creare un sistema di archiviazione per blocchi, un libro contabile digitale, la blockchain, appunto. Però c'è tutto il resto: la crittografia e la tracciabilità. In realtà non è sempre facile capire bene dove inizia e finisce la tecnologia blockchain: di fatto, la CPu funziona per catene di blocchi immodificabili, anche se il registro di funzionamento non ha per finalità la condivisione di un valore (una valuta, un certificato). Si tratta, in ogni caso, di tecnologie simili. Il porto di Rotterdam, per esempio, sta sperimentando l'estensione della tecnologia blockchain a tutte le fasi di movimentazione merce.

Secondo il consigliere comunale di Anversa (Open VLD), e membro del board of directors, Annick De Ridder, con il CPu si assume una «responsabilità sociale. Stiamo rendendo molto più difficile per la criminalità organizzata accedere ai container e ai terminal».

Jacques Vandermeiren, CEO del porto di Anversa, parla di un «porto digitale ad alte prestazioni. Abbiamo istituito un gruppo di consultazione che monitora il progetto e lo adatta alle necessità».

Alla CPu, in futuro, potrebbe succedere uno strumento ancora più sicuro, bionico. L'autorità portuale di Anversa sta infatti studiando la possibilità di utilizzare le impronte digitali o la scansione oculare.

 

a cura di Paolo Bosso - Informazioni marittime

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Avvisatore Marittimo Pontone Lorenzini Terminal TDT