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Interporto Vespucci, è (quasi) fatta

21/06/2020

LIVORNO – In calendario c’erano fino a ieri due importanti incontri per la prossima settimana: martedì 23 quello del Comitato di Gestione dell’AdSP dell’Alto Tirreno, e giovedì 25 quello dell’assemblea dell’interporto Vespucci per il bilancio e la presa d’atto delle decisioni dell’Autorità Portuale.

Il comitato è slittato per impegni in prefettura di Corsini, ma le decisioni che a quanto ci risulta, saranno “annunciate” quando verrà riconvocato (e non ancora ratificate) riguardano all’ingresso dell’AdSP nel capitale sociale del Vespucci con 6 milioni di euro, derivati dalla quota di acquisto della Porto 2000 da parte della società che ha vinto la gara di privatizzazione: e dalla contemporanea conferma che anche RFI, per conferma da parte del suo ad Maurizio Gentile, è interessata a investire e forse anche a diventare socio.

Con l’operazione 6 milioni, l’AdSP diventerà titolare del 31% del capitale sociale del Vespucci e uno dei primi soci se non il primo. Ma non è l’elemento più importante. A Guasticce si sottolinea, pur con tutta la prudenza necessaria, che l’ingresso dell’AdSP sancisce finalmente la realtà di un interporto, nato un po’ avventatamente per ragioni politiche in una specie di pantano, esce dalla palude e diventa un vero retroporto. Manca ancora lo “scavalco”: ma a scavalcare quei pochi chilometri di distanza tra le banchine e l’area ormai quasi totalmente bonificata – e qui bisogna darne atto ai dirigenti attuali, da Nastasi a Fulceri – ci stanno pensando gli imprenditori, che ormai hanno pienamente sposato la nuova strategia dell’area. C’è fervore, per quanto consenta il post Covid-19: e in questa morta gora dell’indecisione permanente del mondo politico e istituzionale mondiale, è un buon segno. Come sempre, adesso bisognerà marcare i tempi. L’“informativa” del presidente dell’AdSP Corsini al Comitato di Gestione non è un atto economico: bisognerà farlo seguire dai fatti e con questi lumi di luna, c’è da capire se ogni passo sarà valutato sette volte sette, per non rischiare un’indagine sopra le indagini (e i processi) già in atto. Ma la strada è aperta, anche se con la necessità di evitare le cento trappole dei vari controlli, controllori e controllori dei controllori. Ma bisogna accontentarci: ed è già qualcosa.

A.F.

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